Le dinamiche della situazione nell’area caraibica ci stanno convincendo che la guerra degli USA contro il narcotraffico è reale, ma l’atteggiamento ostile nei confronti di Maduro potrebbe essere un “gioco delle parti” a fini strategici. Abbiamo assistito a un “teatrino” del genere anche durante il primo mandato di Trump, quando l’amministrazione americana, dopo le elezioni presidenziali venezuelane, diede un falso appoggio a Juan Guaidò come “Presidente legittimo”. Ecco quanto scrivemmo nel 2019:
“Il Venezuela si dibatte da diversi anni in una crisi economica che è culminata nell’iperinflazione del bolivar (sarebbe interessante capire il ruolo della banca centrale del paese nell’insorgenza del fenomeno). Detentore di enormi riserve petrolifere, il Venezuela è da anni nel mirino della Cabala finanziaria, che ne vorrebbe il controllo e agisce di conseguenza attraverso gli elementi del deep state presenti nel paese.
Nell’ambito del recente scontro tra il rieletto presidente Maduro e l’Assemblea Nazionale (nelle mani del deep state) sulla legittimità delle elezioni presidenziali del 2018, il presidente americano Trump si è affrettato a riconoscere, prematuramente, il Presidente dell’Assemblea Juan Guaidò come Presidente del Venezuela ad interim, con il preciso scopo di “bruciarlo”.
Nel corso degli ultimi mesi è stata incessante la campagna di stampa occidentale contro Maduro, con tanto di denuncia di blocchi da parte del governo nei confronti di diversi convogli umanitari (che in realtà servivano a far penetrare nel paese armi per i ribelli: sono infatti entrati, senza problemi, i convogli russi e cinesi) e foto di un ponte con al confine con la Colombia che per la stampa sarebbe stato bloccato sempre per impedire l’accesso ai “convogli umanitari”, ma che in realtà non era mai stato aperto perché non ultimato.
Dagli Stati Uniti si è sollevata la solita cortina fumogena: l’amministrazione ha finto di assecondare le sirene della stampa legata al deep state, con il “falco” John Bolton che, per “errore” e “distrazione”, ha esposto ai fotografi una pagina di appunti in cui si faceva accenno a un piano, falsissimo, per l’entrata in Venezuela di 5000 soldati americani attraverso la Colombia.
Intanto, nel paese sono arrivate le truppe russe, che hanno iniziato l’installazione dei sistemi S-300 per chiudere lo spazio aereo, tra le proteste di prammatica degli americani. Il 29 marzo 2019 Trump ha affermato di voler risolvere la crisi Venezuelana di concerto con Russia e Cina. Ci si avvia, quindi, ad una soluzione di tipo “siriano”, con la Cabala di nuovo fuori dai giochi.
Pare che la crisi venezuelana sia intrecciata con la politica del governo cubano, che potrebbe essere stato trasformato in un bastione del deep state al tempo dell’apertura di Obama (cfr Q#1884). La coalizione USA-Russia-Cina potrebbe allora avere l’obiettivo di epurare il governo dell’isola dai residui elementi nemici, a margine dell’operazione-Venezuela.
Aggiornamento del 1 maggio 2019 – Gli eventi sono improvvisamente precipitati, confermando quanto finora detto: il tentativo di Guaidò di innescare una “rivoluzione colorata” ha perso slancio e abbiamo assistito al tentativo del deep state (fuorviato, a quanto pare, da false informazioni, che davano per certo l’appoggio di gran parte dell’esercito) di provocare, sempre attraverso Guaidò, un colpo di stato militare. L’iniziativa ha avuto un impatto quasi solo mediatico (pochissimo il seguito nell’esercito e, pare, tra la popolazione), ha incassato l’appoggio soltanto formale degli USA ed è stata sedata in meno di 24 ore. A cose quasi concluse, Trump ha denunciato, via Twitter, la presenza in Venezuela di militari cubani ed ha intimato al governo dell’isola di ritirarli, minacciando embargo e sanzioni.”
Quindi l’atteggiamento americano verso Maduro va forse letto nell’ambito di uno scenario da “guerra di quinta generazione”, che si combatte soprattutto nell’arena dell’informazione. Anche se ci sfuggono gran parte dei motivi di una simile operazione, è chiaro che la forza ammassata dagli USA, per quanto imponente se paragonata a precedenti sforzi militari nell’area, non è neanche lontanamente sufficiente per un’invasione del Venezuela, specie nel contesto attuale, mentre è assolutamente adeguata a combattere i narcotrafficanti. Su molti aspetti della questione venezuelana ci troviamo d’accordo con quanto esprime il giornalista e analista Umberto Pascali.
Recentemente, la vincitrice del premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha sollecitato l'invasione da parte degli Stati Uniti, offrendo risorse naturali provenienti dalla sua terra natale. Questo solo fatto fa di lei una probabile trumpiana fasulla e globalista sotto mentite spoglie. Le recenti affermazioni da parte di Trump, oltre alle modalità di dispiegamento dei militari, confermano che non c’è nessuna volontà di invasione del Paese da parte americana.
6 novembre 2025