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I veri motivi della rivoluzione: la fine dell’economia attuale e la necessità di un’economia nuova

www.theageofq.itDec 13, 2025, 9:55:37 PM
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Le cause profonde degli sconvolgimenti che stiamo vivendo – e che, come vedremo, possono essere definiti solo come una «rivoluzione» – non risiedono in complotti improvvisati o in crisi passeggere, ma nelle leggi economiche strutturali che, spesso a nostra insaputa, governano sia la vita quotidiana sia i grandi eventi storici.
Il capitalismo è un sistema che, per sua natura, richiede un’espansione continua. Due sono i motori principali di questa necessità:
1. L’accumulazione del capitale impone una crescita incessante della produzione.  
2. Per scongiurare la crisi, bisogna contrastare costantemente la legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto.
Questa legge, scoperta dagli economisti classici e confermata da oltre due secoli e mezzo di storia industriale, afferma che, nell’ambito dello scambio globale, il profitto può essere estratto unicamente dal lavoro degli esseri umani. Con il progresso tecnologico e l'introduzione dell'automazione, ogni merce incorpora sempre meno ore di lavoro umano. Di conseguenza, per ottenere lo stesso profitto assoluto, il sistema deve vendere un volume di merci sempre maggiore.
Spieghiamo meglio il secondo punto, il più controintuitivo. Quando, in un settore o nell’intera economia, il lavoro umano viene progressivamente sostituito da macchinari, robot, software e automazione, il numero di ore necessarie per produrre una data quantità di beni crolla. Per la singola impresa che innova per prima è un vantaggio enorme: costi salariali ridotti, produttività esplosiva, margini più alti. Ma quando l’automazione si generalizza, il quadro cambia radicalmente. La quota di costo rappresentata dal lavoro retribuito diventa sempre più piccola rispetto a quella del capitale fisso (macchinari, impianti, brevetti, software) e delle materie prime/energia. A livello di sistema complessivo, ogni merce genera sempre meno profitto per euro di capitale investito, perché il profitto deriva solo dal lavoro umano, non da quello delle macchine – una delle scoperte più solide e fondamentali dell’economia politica.
Per compensare questa caduta tendenziale del saggio di profitto, l’intero sistema è costretto a espandere continuamente e sempre più velocemente i volumi di produzione e vendita: crescita del PIL, conquista di nuovi mercati, globalizzazione, consumi di massa, obsolescenza programmata. È la famosa immagine del “correre più veloce solo per restare fermi”. Più capitale viene investito in tecnologia, più merci bisogna vendere per remunerarlo adeguatamente. Alla fine, però, questa espansione infinita incontra limiti fisici e sociali insormontabili, e la legge finisce per prevalere.
Veniamo ora al primo punto: l’espansione della produzione. Il meccanismo storico principale è stato l’ampliamento del mercato a tutto il pianeta e la penetrazione in profondità nelle aree già conquistate, soppiantando ogni forma produttiva pre-capitalistica. Quando anche questo meccanismo originario si è esaurito, il capitale si è appoggiato sull’“economia di carta”: creazione di valore fittizio nei mercati finanziari che, se liquidato in massa, rivelerebbe la propria inconsistenza, ma che, restando nel circuito finanziario, sostiene i consumi aumentando la massa monetaria. Quando anche la bolla finanziaria raggiunge la massa critica (perché anch’essa, in ultima analisi, poggia sul profitto industriale reale), scatta il terzo e ultimo meccanismo: la falsificazione diretta del denaro tramite emissione monetaria senza limiti, incanalata però soprattutto verso i settori controllati da chi gestisce l’emissione della moneta fiduciaria.
Questi tre meccanismi (espansione geografica e intensiva, finanziarizzazione, monetizzazione pura) sono sempre coesistiti, ma il prevalere dell’uno o dell’altro segna le fasi di maturazione e di crisi terminale del modo di produzione capitalistico. Va da sé, quale che sia il meccanismo utilizzato, che nessuna espansione in un sistema finito può essere infinita.  Con l'impossibilità di ulteriore espansione, viene a cadere il principale meccanismo per contrastare la caduta del saggio del profitto. È quindi crisi permanente, che porta all'impoverimento continuo delle classi subalterne per 'salvare' la ricchezza di quelle dominanti. Ma anche questo meccanismo, logicamente, non può andare avanti all'infinito.
Siamo dunque giunti alla fine di una corsa. Ma la storia non si ferma mai: quando un sistema economico muore, ne nasce inevitabilmente un altro.
Le élite – che qui chiamiamo, non a caso, la “Cricca” – conoscono perfettamente queste dinamiche, sia nella pratica, sia attraverso le teorie economiche. Avendo il controllo del sistema, misurano con precisione il suo grado di invecchiamento. Sanno che l’evoluzione naturale del capitalismo, portata a compimento, condurrebbe a un’economia completamente automatizzata, caratterizzata da abbondanza generalizzata e da un’organizzazione razionale della società che massimizzi la libertà individuale e renda impossibile, per la natura stessa dei nuovi meccanismi economici, la riproduzione di qualunque élite parassitaria (vedi il nostro articolo “L’era dell’abbondanza”).
Ovviamente, chi detiene da secoli ricchezza e potere – arricchendosi con guerre, sfruttamento di popoli, impoverimento di massa e persino, lo abbiamo ben visto, con la gestione delle malattie – non è disposto a cedere né l’una né l’altro. Per questo, nel corso delle generazioni, i “padroni universali” hanno elaborato un piano alternativo di transizione: non l’evoluzione naturale verso l’abbondanza condivisa, ma l’instaurazione di un nuovo feudalesimo tecnologico. Un mondo in cui una piccolissima élite possiede tutto – persino gli oggetti di uso quotidiano, concessi solo in affitto o licenza –, circondata da una casta di sgherri e sorveglianti, mentre il resto dell’umanità viene drasticamente ridotto numericamente (oltre il 90%) tramite guerre “strumentali”, armi biologiche e pandemie pianificate, resa schiava e controllabile grazie a tecnologie di sorveglianza e ai deliri transumanisti realizzati nella pratica.
L’esistenza di questo piano è stata documentata in abbondanza (si vedano, sul nostro sito, la sezione sul COVID-19 e l’articolo “Il folle piano delle élite contro il popolo”); molti elementi sono dichiarati apertamente dai partecipanti al World Economic Forum e sono presenti, nascosti da un linguaggio ingannevole, in documenti pubblici e persino nei testi scolastici (vedi Agenda 2030).
Contro questo progetto distopico, che la Cricca riteneva ormai quasi compiuto, sono emerse – in modo quasi miracoloso, si potrebbe dire senza esagerare – le forze che lo hanno ostacolato e che hanno fatto scattare la rivoluzione in corso: non verso il neo-feudalesimo digitale, ma verso la società armoniosa dell’abbondanza globale, trionfo dell’umanità.