More from Il Graffio Quotidiano - Progetto Editoriale di Informazione Libera

In molti paesi del Mediterraneo e del Sudamerica l’autorità è considerata onnipotente. Si vota e poi si lascia che il governante di turno possa disporre senza limiti della libertà dei cittadini. Ma esistono paesi in cui questo non avviene. Ad esempio nelle democrazie dell’estremo oriente non è così. Ma forse l’esempio più lampante è dato dalla Gran Bretagna e dai paesi del Nord Europa. In questi paesi è il governante a essere in libertà vigilata. Forse è un effetto della riforma protestante. Nei paesi cattolici l’autorità religiosa è insindacabile. E regna a livello spirituale su un popolo di peccatori che hanno bisogno dell’autorità sacerdotale per potersi redimere. Nel mondo protestante il rapporto con la divinità del singolo è più diretto, non esistono forme di autorità che si arrogano il potere sulle anime, bensì sono dei pastori che devono aiutare a orientare i fedeli lasciandoli comunque in totale autonomia. Nei paesi scandinavi si aggiunge una tradizione ancora più antica. I re vichinghi erano sempre a rischio perché il popolo non era disposto a perdonare facilmente i loro errori. Nel mondo nordico il governante è al servizio del cittadino, non viceversa. E la sua autorità deriva in ogni istante dalla volontà popolare e non solo al momento del voto. Questo lo si vede negli organi di informazione che nei paesi del Nord e nella stessa Inghilterra sono un vero contropotere governativo e non un amplificatore del potere costituito come avviene da noi. Riprendendo Freud per crescere occorre “uccidere il padre”, intendendo che per diventare adulti occorre superare l’autorità incondizionata e l’insieme di stereotipi che ci ha trasmesso. Forse lo stesso dovrebbe avvenire a livello di popolo: bisogna arrivare a uccidere l’idea di governante che abbiamo, portandola da autorità illimitata nelle cui mani deporre il nostro destino a interlocutore e amministratore del nostro Paese. #pensierodelgiorno
22 views · May 4th

Il vero disastro

18 views · May 4th

Il professor Mariano Bizzarri, direttore del laboratorio di biologia dei sistemi presso l'Università La Sapienza di Roma, intervistato su "La Verità" da Alessandro Rico, assesta colpi definitivi al catastrofismo governativo e mediatico sul Covid. L'intervista è preziosa, va letta per intero e conservata. In essa Bizzarri sostiene, tra l'altro,, che: - "le varianti tendono complessivamente ad assicurare al virus maggiori possibilità di adattarsi al corpo umano. Quindi, una variante più letale [...] è evolutivamente svantaggiosa e non tenderà a prevalere. [...] Delle varianti si sta facendo un uso terroristico"; - "il test non individua il virus, bensì i frammenti dell'Rna. Ma se il test li rileva, questo non significa che il positivo sia infettante. Al di sopra dei 33 cicli di amplificazione, è stato visto che solo in pochi casi i soggetti testati albergano virus vitali. Dunque, non possono trasmetterli"; - l'indice RT è criticato da tutta la comunità scientifica [...] Non ha valore predittivo, inquadra una situazione in modo statico"; - se il 50% dei decessi viene registrato in casa piuttosto che in ospedale, "evidentemente, queste persone erano già allettate a casa: anziani gravati da tante altre patologie, morti dopo aver contratto il Covid mentre già stavano comunque morendo a causa delle altre malattie"; - "da dicembre 2020 oggi, non c'è nessun aumento di mortalità rispetto al periodo precedente. Questo significa che stiamo conteggiando tra i morti fi Covid persone che sarebbero morte comunque"; - "abbiamo un'esperienza maturata da 30.000 medici del territorio che hanno curato i malati. Spessissimo, con successo, [...] la malattia viene trattata nelle fasi iniziali". Affermazioni così importanti da parte di un'autorità scientifica prestigiosa confortano i tanti che da mesi e mesi si sforzano di veicolare analoghe considerazioni razionali, contro i seminatori irresponsabili di panico. Grazie Eugenio Capozzi

63 views · May 4th

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In molti paesi del Mediterraneo e del Sudamerica l’autorità è considerata onnipotente. Si vota e poi si lascia che il governante di turno possa disporre senza limiti della libertà dei cittadini. Ma esistono paesi in cui questo non avviene. Ad esempio nelle democrazie dell’estremo oriente non è così. Ma forse l’esempio più lampante è dato dalla Gran Bretagna e dai paesi del Nord Europa. In questi paesi è il governante a essere in libertà vigilata. Forse è un effetto della riforma protestante. Nei paesi cattolici l’autorità religiosa è insindacabile. E regna a livello spirituale su un popolo di peccatori che hanno bisogno dell’autorità sacerdotale per potersi redimere. Nel mondo protestante il rapporto con la divinità del singolo è più diretto, non esistono forme di autorità che si arrogano il potere sulle anime, bensì sono dei pastori che devono aiutare a orientare i fedeli lasciandoli comunque in totale autonomia. Nei paesi scandinavi si aggiunge una tradizione ancora più antica. I re vichinghi erano sempre a rischio perché il popolo non era disposto a perdonare facilmente i loro errori. Nel mondo nordico il governante è al servizio del cittadino, non viceversa. E la sua autorità deriva in ogni istante dalla volontà popolare e non solo al momento del voto. Questo lo si vede negli organi di informazione che nei paesi del Nord e nella stessa Inghilterra sono un vero contropotere governativo e non un amplificatore del potere costituito come avviene da noi. Riprendendo Freud per crescere occorre “uccidere il padre”, intendendo che per diventare adulti occorre superare l’autorità incondizionata e l’insieme di stereotipi che ci ha trasmesso. Forse lo stesso dovrebbe avvenire a livello di popolo: bisogna arrivare a uccidere l’idea di governante che abbiamo, portandola da autorità illimitata nelle cui mani deporre il nostro destino a interlocutore e amministratore del nostro Paese. #pensierodelgiorno
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Il vero disastro

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Il professor Mariano Bizzarri, direttore del laboratorio di biologia dei sistemi presso l'Università La Sapienza di Roma, intervistato su "La Verità" da Alessandro Rico, assesta colpi definitivi al catastrofismo governativo e mediatico sul Covid. L'intervista è preziosa, va letta per intero e conservata. In essa Bizzarri sostiene, tra l'altro,, che: - "le varianti tendono complessivamente ad assicurare al virus maggiori possibilità di adattarsi al corpo umano. Quindi, una variante più letale [...] è evolutivamente svantaggiosa e non tenderà a prevalere. [...] Delle varianti si sta facendo un uso terroristico"; - "il test non individua il virus, bensì i frammenti dell'Rna. Ma se il test li rileva, questo non significa che il positivo sia infettante. Al di sopra dei 33 cicli di amplificazione, è stato visto che solo in pochi casi i soggetti testati albergano virus vitali. Dunque, non possono trasmetterli"; - l'indice RT è criticato da tutta la comunità scientifica [...] Non ha valore predittivo, inquadra una situazione in modo statico"; - se il 50% dei decessi viene registrato in casa piuttosto che in ospedale, "evidentemente, queste persone erano già allettate a casa: anziani gravati da tante altre patologie, morti dopo aver contratto il Covid mentre già stavano comunque morendo a causa delle altre malattie"; - "da dicembre 2020 oggi, non c'è nessun aumento di mortalità rispetto al periodo precedente. Questo significa che stiamo conteggiando tra i morti fi Covid persone che sarebbero morte comunque"; - "abbiamo un'esperienza maturata da 30.000 medici del territorio che hanno curato i malati. Spessissimo, con successo, [...] la malattia viene trattata nelle fasi iniziali". Affermazioni così importanti da parte di un'autorità scientifica prestigiosa confortano i tanti che da mesi e mesi si sforzano di veicolare analoghe considerazioni razionali, contro i seminatori irresponsabili di panico. Grazie Eugenio Capozzi

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