A distanza di tempo dall'introduzione dei vaccini contro il COVID-19, tentiamo di comprendere il contesto storico entro cui si è svolta la campagna vaccinale, partendo dalle recenti parole di Kash Patel, personaggio molto vicino a Trump e Capo dello Staff del DoD (Department of Defense) al momento del varo dell'Operazione Warpspeed. Secondo lui, la rapida introduzione dei vaccini ha evitato i lockdown prolungati, il crollo economico generalizzato e il Great Reset. I concetti espressi riecheggiano quanto già affermato, parecchio tempo fa, dal controverso avvocato Lin Wood:
“Immaginate le conseguenze se il nemico fosse riuscito a mettere in lockdown il nostro paese e il mondo per 1-2 anni sulla base della paura alimentata da un conteggio delle vittime esagerato in eccesso e la continua propaganda terroristica dei media? Il COVID è un’arma virale fabbricata dall’uomo e mirata a creare terrore. È anche un’influenza respiratoria grave che provoca la morte in certi elementi a rischio della popolazione, così come storicamente fa l’influenza su base annuale. L’introduzione rapidissima di un “vaccino” sta aiutando a rimuovere o a ridurre drammaticamente il fattore “paura” e ad evitare il collasso del ceto medio e dell’economia a causa di un lockdown.
Immaginate le conseguenze se avessimo dovuto aspettare per due anni o più per un “vaccino pienamente approvato”? E se il “vaccino” fosse davvero progettato per danneggiare chi lo riceve, il danno sarebbe avvenuto comunque.
Così si può speculare che il Presidente Trump abbia preso la decisione di rendere il “vaccino” disponibile per il pubblico allo scopo di rendere il bilancio della guerra il meno cruento possibile.
Il Presidente ha descritto il COVID come un’influenza. Ha affermato che l’idrossiclorochina è un farmaco efficace. E ha sempre detto che il “vaccino” NON dovrebbe essere obbligatorio.
Le persone che non temono il virus non sono inclini a vaccinarsi. Ma per coloro che vivono con la paura, il “vaccino” li aiuta ad alleviarla.”
Dal punto di vista strettamente logico, troviamo improbabile che, come affermato da molti, i Patrioti abbiano permesso al Deep State di "sparare" due colpi terribili e consecutivi (il COVID e la campagna vaccinale) contro la popolazione mondiale, per cui tendiamo a vedere il COVID come un'arma biologica utilizzata dal Deep State e "attenuata" dai Patrioti (vedi) e la campagna vaccinale (fulminea nei tempi) come la risposta dei Patrioti al COVID, ma a sua volta infiltrata, distorta (ci riferiamo all'introduzione dei passaporti vaccinali) e inquinata (come vedremo più avanti) dal Deep State. Il tempo e i dati sembrano portare il discorso in questa direzione.
Il meticoloso lavoro svolto da Patel Patriot (che non ha nulla a che fare con Kash Patel, n.d.r.) sui documenti ufficiali, sembra dimostrare oltre ogni possibile dubbio la genesi dell'Operazione Warpspeed nell'ambito dell'Amministrazione Trump.
La ricerca di Patel Patriot è ben riassunta nel seguente video, che è la seconda parte del documentario "Devolved", sottotitolato in italiano:
L'intera documentazione, in inglese, la trovate QUI
Ovviamente la neonazista cricca globalista, resasi conto di aver perso la battaglia della pandemia (che, come abbiamo visto, mirava all'imposizione di lockdown perenni e indiscriminati per giungere al Grande Reset), ha cercato di capitalizzare l’uso dei vaccini, tentando di farli diventare un mezzo per imporre coercizione, controllo schedature e limitazioni/chiusure su vastissima scala. Per questo motivo era e rimane necessario opporsi in ogni modo all’introduzione dell’obbligo vaccinale (e, di conseguenza, di qualsiasi forma di passaporto vaccinale, strumento ormai ovunque scomparso). Già all'inizio della campagna vaccinale, le statistiche del CDC americano parlavano, a spanne, di un morto ogni 20.000 vaccinati e di un invalido permanente ogni 25.000. Anche prendendo per buoni questi numeri ampiamente sottostimati (già all'epoca altri dati portati in tribunale negli USA, piuttosto solidi, indicavano una mortalità almeno quadrupla - LINK 2), era chiaro sin dall'inizio che la vaccinazione delle fasce di popolazione più giovani avrebbe certamente comportato, in termini di vite umane, molti più costi che benefici (specie di fronte alla mortalità delle varianti dalla Delta in poi, effettivamente molto bassissa) e avrebbe quindi assunto più le caratteristiche di un sacrificio rituale che di una profilassi sanitaria. Ricordiamo che, ad esempio, nei primi 15 mesi di pandemia sono morte di Covid in Italia solo 85 persone nella fascia da 0 a 29 anni.
È molto importante notare che gran parte degli effetti avversi, secondo i dati del VAERS, è correlabile al 5% dei lotti di vaccino (LINK 1, LINK 2, LINK 3), il che ci dà la certezza che nella campagna vaccinale sono stati usati due preparati diversi (LINK), quello prevalente praticamente innocuo, l'altro gravemente lesivo. Possiamo quindi pensare che anche la distribuzione dei sieri sia stata terreno di scontro tra globalisti (che hanno tentato di arrecare il maggior danno possibile, seguendo la loro visione anti-umana, distribuendo forse gli originali vaccini Pfizer e Moderna, tutt'altro che sicuri secondo la loro stessa documentazione, forse, almeno all'inizio, per boicottare la campagna di vaccinazione) e Patrioti, che avrebbero distribuito vaccini più sicuri, nati in ambito militare.
Ricordiamo che l'utilizzo dei vaccini si è reso necessario a causa del particolare contesto bellico, in cui le terapie efficaci contro il Covid sono state demonizzate dai media e sono state messe in atto precise strategie di sterminio per aumentare il più possibile la mortalità del virus.
Pubblicato la prima volta il 07/07/2021, revisionato il 08/01/2023 e il 06/08/2023
Uno studio danese di Schmeling e colleghi conferma l'ipotesi di due (o addirittura tre, come vedremo) preparati. Secondo i risultati di questa seria e vasta indagine statistica sui lotti Pfizer (sono stati presi in esame i dati riguardanti quasi 11 milioni di dosi di vaccino somministrate in Danimarca a oltre 4 milioni di persone), il 4,22% dei lotti (che definiamo "preparato A") sarebbe responsabile del 71% degli eventi avversi del 27% degli eventi gravi e del 48% delle morti; il 63,69% dei lotti ("preparato B") sarebbe responsabile del 29% degli eventi avversi, del 72% di quelli gravi e del 52% delle morti e il 32,09% dei lotti ("preparato C") sarebbe responsabile dell'1% degli effetti avversi gravi e delle morti (dovrebbe trattarsi del placebo, con annesso errore statistico, quindi possiamo forse non considerarlo come un preparato). In totale, sono stati presi in considerazione circa 62.000 eventi avversi (di cui circa 14.500 gravi) e 579 morti (numeri che sappiamo essere sottostimati, sia per il sistema di sorveglianza passiva che per le pressioni politiche e delle case farmaceutiche sui report). Gli autori dell'articolo ipotizzano, per il "preparato A" (che, rispetto al "preparato B", risulta portare 37 volte più eventi avversi, 6 volte più eventi avversi gravi ed essere 14 volte più mortale) una contaminazione o una maggiore concentrazione di mRNA o entrambe le occorrenze. Potete leggere, a riguardo, anche le considerazioni del prof. Marco Cosentino. Sarà poi necessario fare valutazioni statistiche sulla mortalità nel lungo periodo.
Per farci un'idea più precisa della frequenza degli eventi avversi nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione, possiamo basarci sulla comparazione dei dati del sistema europeo VAERS (sorveglianza passiva: le segnalazioni di eventi avversi devono essere effettuate da parte dei soggetti interessati), del sistema americano V-Safe (sorveglianza attiva: viene effettuato il follow-up del paziente mediante messaggi di testo) e delle compagnie di assicurazioni. Trovate qui il relativo documento. Secondo il VAERS, un vaccinato su 765 ha avuto eventi avversi gravi (che possono includere morte, rischio di morte, disabilità permanente), secondo il V-Safe questa sorte è toccata al 7,74% dei vaccinati (il VAERS avrebbe quindi sottostimato di 58,84 volte), mentre secondo le compagnie assicurative il 5% dei vaccinati ha dovuto ricorrere alle cure mediche dopo la dose (il VAERS avrebbe sottostimato di 38,84 volte). Possiamo quindi affermare che gli effetti avversi gravi hanno colpito tra il 5 e il 7% dei vaccinati e che i dati del VAERS vanno moltiplicati, conservativamente, per 40 volte se si vuole avere un quadro realistico di quanto accaduto.