explicitClick to confirm you are 18+

Il primo ottobre 2017, secondo la versione ufficiale, un uomo avrebbe sparato migliaia di proiettili da una finestra dell’hotel Mandalay Bay di Las Vegas su una folla impegnata ad assistere ad un concerto, uccidendo 58 persone... - LA PRESIDENZA TRUMP, Q E "IL GRANDE RISVEGLIO". UN'INTRODUZIONE ECONOMICO-POLITICA CONTRO LA CENSURA. PARTE QUARTA

KallyfugoFeb 2, 2020, 9:38:49 PM
thumb_up5thumb_down

WWW.QANON.IT


L’operazione militare diventa esplicita: il fenomeno Q

(NOTA: la numerazione dei post di Q rispecchia quella del sito qposts.online)

Il primo ottobre 2017, secondo la versione ufficiale, un uomo avrebbe sparato migliaia di proiettili da una finestra dell’hotel Mandalay Bay di Las Vegas su una folla impegnata ad assistere ad un concerto, uccidendo 58 persone e ferendone più di 500. In realtà, da un’analisi attenta, di livello forense, dell’audio a disposizione, risulta incontrovertibilmente che a sparare sono state almeno due persone da due posizioni differenti, il che qualifica l’evento come un’operazione di tipo militare. Secondo diverse fonti, non ufficiali ma affidabili, in quel momento, all’ultimo piano del Mandalay Bay, si stava svolgendo un colloquio segreto tra Trump e il principe saudita Mohammad bin Salman, erede designato al trono, e l’eccidio sarebbe dovuto servire come copertura per l’assassinio dei due statisti da parte di una squadra di membri della gang MS-13 (di cui parleremo più avanti). Il piano è evidentemente fallito.

Il 5 ottobre Trump, contorniato da generali e membri dello staff, ha annunciato alla stampa la “quiete prima della tempesta”. Alla domanda dei giornalisti di quale tempesta si trattasse, Trump ha replicato con un enigmatico “lo scoprirete[32].

Il 4 novembre il principe Mohammad bin Salman ha iniziato una vasta purga anti-corruzione all’interno del governo saudita, con l’arresto di numerosi membri della casa reale (tra cui la madre dello stesso principe e il principe Al-Whaleed bin Talal, finanziatore occulto degli studi di Obama ad Harvard), ministri e uomini d’affari e il sequestro di beni per almeno 100 miliardi di dollari [33].

Il 28 ottobre, sulla piattaforma internet a prova di censura 4Chan, ha iniziato a pubblicare Q (altrimenti noto come QAnon; in seguito, le pubblicazioni si sono spostate sulla piattaforma 8Chan, ritenuta ancora più sicura).

https://qanon.pub/   https://qntmpkts.keybase.pub//  https://www.qagg.news/   https://qposts.online/

Il nome "Q" sarebbe riferito al livello di sicurezza Q (Q Clearance), il più elevato del Dipartimento dell’Energia americano (secondo altri è invece un riferimento a Quantico, la località in Virginia dove ha sede la NSA). Si tratta di un’operazione atta a bypassare i mezzi di informazione convenzionali (tutti controllati dalla Cabala) attraverso l’uso anonimo di internet e di un “esercito di soldati digitali” (secondo le parole del generale Flynn), che fungono, tra le varie cose e dietro mentite spoglie, da commentatori che aiutano i normali utenti a decifrare le diverse comunicazioni, postate con una certa regolarità. I post sono spesso difficili da decifrare, in quanto scritti in una sorta di codice, o sotto forma di “enigmi” che consentono agli autori di non violare le leggi sulla sicurezza nazionale e, contemporaneamente, esercitano una sicura presa sul pubblico, che nel tentativo di risolvere gli “indovinelli” riveste un ruolo “attivo”, laddove invece la comunicazione (propaganda) convenzionale gli assegna un ruolo passivo. Inoltre, le informazioni fornite vengono spesso scritte sotto forma di domande e i nomi degli stati, degli enti statali, delle cariche ufficiali o delle persone sotto forma di abbreviazioni o soprannomi, in modo da spingere chi legge a una ricerca personale. Caratteristico è anche l’uso estensivo di meme, che poi riverberano in tutto il web. Meno innovativo, ma comunque efficace, è invece l’utilizzo di frasi e formule “di battaglia”, quali WWG1WGA (Where We Go One We Go All, cioè: dove va uno di noi andiamo tutti), We Are Q (noi [tutti] siamo Q, riferito ai seguaci), Divided you are weak, united you are strong (divisi siete deboli, uniti siete forti), Patriots have no skin color (i patrioti non hanno colore della pelle), Think logically (pensate usando la logica), Trust the Plan (fidatevi del piano), Got popcorn? Enjoy the show! (avete i popcorn? Godetevi lo spettacolo!), Think for yourself (pensa con la tua testa), Trust yourself (abbi fiducia in te stesso), passi tratti dalla Bibbia e formule patriottiche note in America. Sono spesso citati, oltre a Trump, i presidenti Kennedy e Reagan, considerati due grandi outsider della politica statunitense (ma non outsider quanto Trump). Diverse sono anche le citazioni da “L’arte della guerra” di Sun Tzu, i cui dettami sono ancora oggi ritenuti validi nell’ambito delle operazioni militari. Q si riferisce al movimento creato dai suoi post come “The Great Awakening” (Il Grande Risveglio) e afferma che la strategia che utilizza è coerente con le regole della "teoria dei giochi".

Si tratta di uno strumento preparato meticolosamente, dal grande impatto psicologico e dall’indubbia efficacia, tanto da avere, ad oggi, decine, se non centinaia, di milioni di lettori (che in molti casi si trasformano in seguaci) in tutto il mondo: si tratta dei Patriots, termine che in America serve a connotare coloro che lottano contro l’oppressione (reminescenza della Guerra d’Indipendenza). È un modello innovativo che mette in crisi la stampa tradizionale, che dapprima ha cercato di ignorarlo nella speranza di mitigarne l’impatto, e che oggi si trova costretta a contrastarlo bollandolo come un falso, una teoria della cospirazione che genera informazioni fasulle, mentre in realtà sono ormai innumerevoli le prove che lo legano inconfutabilmente all’amministrazione Trump (vedi: https://www.qproofs.com/ ). È Trump stesso, talvolta, a firmare alcuni dei post con la sigla Q+. Anche numerosi media alternativi di opposizione (controllata, evidentemente) si sono scagliati contro Q: eclatante il caso della seguitissima Infowars dell’istrionico Alex Jones (legato al Mossad, come rivelato in Q#2089), la cui politica di contrasto nei confronti di Q ha sancito l’inizio del declino della piattaforma.

Q risolve brillantemente uno dei maggiori problemi di ogni operazione militare, quello della propaganda bellica: fornisce informazioni agli amici, mantenendone alto il morale, e contemporaneamente inganna i nemici e li terrorizza. Il suo scopo dichiarato è quello di attirarsi le simpatie della popolazione attraverso il massimo della trasparenza dell’informazione, considerando da una parte il limite delle leggi sulla sicurezza nazionale, dall’altra le esigenze dettate dalla natura militare dell’operazione. Un altro scopo dichiarato è quello di educare il pubblico a riconoscere e decodificare il codice che la Cabala e lo stesso deep state usano per scambiarsi informazioni alla luce del sole su mezzi convenzionali (tv, cinema e giornali): riferimenti particolari, linguaggio ellittico, set di regole basate sulla corrispondenza tra lettere e numeri (gematria), ecc. La visione degli eventi proposta da Q è efficacemente riassunta dal seguente video (per il quale sono selezionabili i sottotitoli in italiano): LINK

La parte più cospicua del fascino di Q risiede, però, proprio nelle stesse informazioni fornite, che spessissimo si rivelano corrispondenti alla realtà: retroscena politici ed economici che la Cabala terrebbe volentieri segreti e che ricordano spesso, quando non le superano in apparente assurdità, le trame dei film hollywoodiani. Si tratta senz’altro di un’operazione senza precedenti, che ha visto la nascita di un potentissimo hub mediatico praticamente dal nulla.

Nei post di Q si afferma che il piano per prendere il potere (denominato semplicemente “The Plan”) è nato subito dopo l’omicidio del presidente Kennedy (quindi oltre 65 anni fa) e che la sua estensione temporale andrà oltre il secondo mandato di Trump.

Attorno al fenomeno Q si è creata, in breve tempo, una vasta rete di commentatori indipendenti che agiscono sui social media, spesso con un grosso seguito, e amplificano la diffusione dei messaggi. Q trova il suo completamento nel seguitissimo profilo twitter di Trump, che rappresenta la seconda gamba dell'operazione per disseminare informazioni censurate tra la popolazione. Per facilitare la penetrazione dei messaggi di Q nella società americana (e non solo), la Casa Bianca è riuscita ad attenuare la censura sui social media minacciando le società che li controllano di dichiarare le diverse piattaforme come pubblici servizi e di porle di conseguenza sotto rigidissime regole governative.

È assolutamente degno di nota il fatto che Q abbia esplicitato più volte il suo appoggio al movimento dei gilet gialli in Francia e nel mondo (vedi, ad esempio, i post: Q#2530, Q#2534, Q#2645, Q#2574, Q#2566, Q#2585).


L'immagine sopra è un meme reso famoso da Q, che mira a terrorizzare il nemico. Vi si riconoscono: Barack Obama, Hillary e Bill Clinton, John Brennan, Rod Rosenstein, Robert Mueller, Loretta Lynch, James Comey, John Podesta, Huma Abedin, James Clapper.


Sopra, un tweet di Mike Rothschild contro Q.


L’attacco alla borghesia finanziaria e la de-dollarizzazione

Nel momento dell’insediamento alla Casa Bianca, dopo una meticolosa ristrutturazione degli interni che dovrebbe aver liberato gli ambienti da qualsiasi tecnologia spionistica nemica, Trump ha fatto decorare le pareti dell’Ufficio Ovale con il colore dell’oro e ha fatto appendere il ritratto del presidente Andrew Jackson. Come già detto, il simbolismo ha un ruolo molto importante e non può essere trascurato quando si esaminano le vicende in questione: il messaggio di Trump stava ad annunciare l’obiettivo finale della propria presidenza: l’eliminazione della Federal Reserve, o quantomeno del suo ruolo attuale (Andrew Jackson è stato l’ultimo presidente a disfarsi della banca centrale) e il ritorno all’oro come perno del sistema monetario internazionale. Ai simboli sono poi seguiti i fatti.

Immediata e senza precedenti è stata la rinuncia di Trump al briefing quotidiano sulla situazione internazionale con la CIA (agenzia all’epoca totalmente nelle mani del deep state, oggi nella fase di una quasi impossibile “bonifica”), in favore dell’intelligence militare.

Il piano per liquidare l’élite finanziaria prevede il taglio di tutte le sue enormi fonti di profitto, smantellandone nel contempo la base politico-militare.

L’economia di carta e le banche centrali

Il principale meccanismo che alimenta attualmente l’economia di carta (quella basata sul mercato di azioni, titoli di stato, titoli privati, derivati, ecc.) è il seguente movimento circolare: acquisto di merci cinesi da parte dei paesi occidentali, utilizzo del surplus commerciale da parte della Cina per acquistare debito occidentale, che a sua volta viene contratto per acquistare merci cinesi, il tutto in una spirale apparentemente senza fine che poggia su un’espansione illimitata del credito. Tutto il debito viene cartolarizzato n volte e venduto sui mercati finanziari, con ulteriore espansione del credito (o del debito, se lo si guarda dall’altra parte). Con la caduta del saggio medio del profitto nella produzione industriale, il “naturale” carburante dell’economia di carta, che in ultima analisi è il plusvalore, e che, tra una crisi e l’altra, sostiene anche il credito complessivamente inteso, diviene insufficiente e devono perciò entrare in gioco, in maniera sempre più pesante, le banche centrali, con estesi programmi di monetizzazione (ovvero creazione di moneta dal nulla), sia ufficiali che occulti. In questo modo, si riescono a sostenere i mercati azionari (agendo su pochi titoli-chiave ad alta capitalizzazione ed in mano ad “amici” fidati, che possono assicurarsi ulteriori, giganteschi profitti semplicemente ricorrendo al credito per ricomprare le proprie azioni – il cosiddetto “buyback” -: vedi Amazon, Google, Netflix, Facebook, Microsoft, …) e finanziari in genere e, mediante l’azione sulla distribuzione della massa monetaria, non solo ad accelerare il trasferimento di ricchezza dal popolo alla classe abbiente attraverso la perdita del potere d’acquisto della moneta, ma anche a mutare i rapporti di forza in seno alla classe abbiente stessa. Tutta questa massa di ricchezza fittizia, le cui briciole cadono a pioggia in seno alla società, ha un certo effetto, sempre più flebile col passare del tempo, di sostegno della produzione industriale. Tanto per chiarire, la nascita e lo sviluppo dell’economia di carta non sono il frutto di scelte scellerate da parte dei cattivi di turno, ma una vitale necessità del modo di produzione capitalistico (per semplificare, potremmo anche far nostra l'espressione “capitalismo-robot”), che vi scivola per evitare (o meglio, ritardare) una definitiva crisi di sovraproduzione.

La tendenza alla delocalizzazione, movimento naturale del capitalismo che va in cerca di maggiori profitti in virtù di salari più bassi e che ha avuto una fortissima spinta dalla crisi degli anni ’70, tende con il tempo ad affievolirsi a causa di diversi fattori, tra i quali: a) lo sviluppo del mercato interno nelle zone in cui si delocalizza porta ad una crescita dei salari; b) la diminuzione della parte variabile del capitale (salari) rispetto al totale del capitale investito rende i benefici della delocalizzazione sempre meno convenienti di fronte ai costi dello spostamento degli impianti e del trasporto delle merci e alla carenza delle infrastrutture rispetto ai paesi di più antico sviluppo capitalistico.

Per tenere quindi in piedi il sistema sul quale si poggia l’economia di carta, quello cioè basato sullo scambio tra prodotti industriali cinesi e prodotti della cartolarizzazione del debito occidentali, è stato necessario per le élite finanziarie mettere in piedi dei meccanismi “artificiali” come, ad esempio, le asimmetrie tariffarie (tariffe alte per esportare in Cina e basse per importare dalla Cina) e l’eccesso di regolamenti per produrre in occidente (che ha anche l’effetto di favorire la grande impresa su quella piccola e media). Un altro, più recente, escamotage è rappresentato dagli accordi sul clima, che tendono a penalizzare fortemente la produzione industriali nei paesi a più vecchio sviluppo capitalistico rispetto a quella nei paesi emergenti, che è intrinsecamente molto più inquinante [34]. Per questo motivo, è stata creata la favola dei cambiamenti climatici dipendenti da fattori umani, attraverso la manipolazione dei dati scientifici, dei modelli climatici virtuali e dei media [35]. Non a caso, uno dei primi atti della presidenza Trump è stato quello di recedere dagli accordi di Parigi sul clima. La progressiva deindustrializzazione dei paesi occidentali e degli USA in modo particolare sortisce anche l’effetto di deviare l’utilizzo della enorme massa di dollari presenti nelle riserve mondiali, oltre che verso il petrolio, verso i prodotti dell’economia di carta americana anziché verso le merci statunitensi.

L’alleanza tra USA e Cina (sarebbe meglio dire tra la parte degli USA legata ad un’economia su base nazionale e la parte della Cina legata ad un’economia su base nazionale: anche in Cina c’è il deep state e anche lì si sta svolgendo la stessa lotta che si svolge negli USA, probabilmente in forme diverse [36]), dietro la cortina fumogena di una falsa guerra commerciale, mira a spezzare il meccanismo che alimenta la finanza mediante il livellamento delle tariffe doganali e lo spostamento di ingenti investimenti dai prodotti dell’economia di carta a quelli dell’agricoltura e dell’industria americana.

Dall’altra parte, l’alleanza USA-Cina ha prodotto il decollo della Nuova Via della Seta, che dà forse uno squarcio su quello che dovrebbe essere il piano della borghesia sovranista dopo la fine del dominio delle banche centrali e della manipolazione della moneta (sul significato economico e le possibilità di attuazione di questo piano, rimandiamo alle conclusioni). La Nuova Via della Seta è un progetto gigantesco, in via di esecuzione, che coinvolge 152 paesi ed è mirato alla realizzazione di infrastrutture per lo spostamento di prodotti agricoli, industriali, materie prime e passeggeri che affascia tutti e cinque i continenti e ha il suo centro in Cina. Prevede la realizzazione di numerosi corridoi, sia su strada che su ferrovia, che partiranno dalle coste cinesi e arriveranno fino alle sponde dell’Atlantico in Europa. I corridoi marittimi raggiungeranno l’Africa, l’America Meridionale e l’Oceania. Il progetto prevede anche l’apertura di rotte navali nel Mar Glaciale Artico e la realizzazione di una super rete elettrica in quasi tutta l’Asia, con enormi centrali eoliche in Asia Centrale. All’iniziativa dovrebbero alla fine partecipare anche gli USA.

Nel quadro dell’attacco a 360 gradi al potere delle banche centrali, è ipotizzabile che la nascita della criptovaluta Bitcoin nel 2009, strumento finora dimostratosi inattaccabile dal punto di vista tecnico, il cui creatore (o creatori) si è nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto e non è mai stato identificato, sia parte del piano e abbia come fine da un parte la creazione di un’arma monetaria altamente innovativa per lo scardinamento delle banche centrali e dall'altra la creazione di un cuscinetto dove poter riversare il valore (fittizio) dell'economia finanziaria di fronte a un crollo o a un reset (soprattutto in questo caso è utile considerare il ruolo non solo del Bitcoin, ma di tutta la popolosa schiera delle criptovalute). La provenienza della tecnologia delle criptovalute da ambienti militari sembra ancora più evidente nel caso del protocollo Mimblewimble [37]. Una parziale conferma di quanto appena detto viene dalla nomina, a gennaio del 2019, di Mick Mulvaney, personaggio apertamente favorevole al Bitcoin, come capo dello staff della Casa Bianca, una carica molto importante all’interno del panorama politico americano.

Intanto, il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, nominato da Obama, si è dimesso con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato (le sue dimissioni rientrano a pieno titolo nell’epidemia di dimissioni “sospette”), lasciando la nomina del successore nelle mani di Trump. Il nuovo presidente della Banca Mondiale, a partire dal 9 aprile 2019, è David Malpass.

Aggiornamento del 16 maggio 2019 – L’andamento del negoziato commerciale attualmente in corso tra USA e Cina, con quest’ultima che ha improvvisamente fatto retromarcia su un accordo già raggiunto, illustra come la spaccatura orizzontale (cioè all’interno di ogni nazione principale) della borghesia internazionale, tra la fazione globalista e quella sovranista, attualmente prevalga, diversamente dal passato che ha prodotto due guerre mondiali, sulla spaccatura verticale (cioè tra nazioni). L’improvviso dietrofront della Cina è appunto ascrivibile alle manovre di disturbo della borghesia globalista presente nel paese, che vorrebbe mantenere intatti gli attuali equilibri commerciali per i motivi già illustrati. Mentre è scontato, per la sua stessa natura, che la borghesia globalista sia alleata in modo transnazionale, meno scontato e sicuramente degno della massima attenzione e del massimo approfondimento è il fatto che esista un piano organico capace, per ora, di saldare tra loro le fazioni nazionaliste della borghesia di diversi paesi. I negoziati continuano, con buone probabilità di successo finale, appunto grazie all’alleanza in piedi tra Trump e Xi Jinping, ambedue rappresentanti della rispettiva borghesia sovranista [38].

L’attacco all’Unione Europea

Nel quadro fin qui tratteggiato, l’Unione Europea, creatura delle banche centrali che gravita attorno a una banca centrale, emerge come il vero nemico degli USA sul piano internazionale. Aspri sono stati gli scambi tra Trump e Macron (uomo proveniente direttamente dalla scuderia dei Rothschild) e tra Trump e la Merkel. Quest’ultima, dopo le sibilline allusioni di Trump nel corso dell’ultimo vertice NATO di luglio 2018 (del tipo: “spiegateci perché ci chiedete di difendervi dalla Russia attraverso la NATO e poi vi rendete energeticamente dipendenti dalla stessa Russia”, riferendosi al potenziamento del gasdotto Nord Stream) sembra essere caduta in una specie di limbo, ha lasciato la leadership della CDU ed ha annunciato che non si ricandiderà come cancelliera nel 2021.

È considerato altamente probabile nell’ambito del Q Movement, e, visto il quadro generale, l’idea sembra condivisibile, che l’esito del referendum sulla Brexit faccia parte dello stesso piano che ha portato Trump alla presidenza degli USA, un voto che servirebbe ad accelerare la disgregazione della UE e a chiudere certe scappatoie normative che consentono alle grandi aziende finanziare (quindi alla Cabala) di pagare pochissime tasse. Trump stesso ha pubblicamente affermato che, in caso di Brexit, sarebbe più facile per gli USA stipulare trattati bilaterali con la Gran Bretagna vantaggiosi per entrambi i contraenti, appoggiando così anche formalmente l’uscita di Londra dalla UE.

In questo contesto, risulta più chiaro il motivo dell’appoggio dei militari americani, attraverso Q, al movimento dei gilet jaunes, un appoggio che potrebbe non essersi fermato alle semplici dichiarazioni sul board di internet.

Sempre nell’ambito dell’ultimo vertice NATO, il presidente americano ha ottenuto, grazie a una linea intransigente, che ogni membro si facesse carico delle spese militari relative all’alleanza per una quota annua pari al 2% del PIL, per arrivare al 4% nel giro di poco tempo. Fino ad allora, il carico economico era quasi interamente sulle spalle degli USA. La mossa ha l’obiettivo di colpire le finanze della UE e aumentare le spinte centrifughe dei membri più deboli, alleggerendo nel contempo le finanze americane. Bisogna ricordare che, in sede di campagna elettorale, Trump si era detto possibilista per quanto riguarda l’uscita degli USA dalla NATO.

Il 25 novembre 2018 il deep state ha tentato di rompere il fronte tra gli USA e la Russia mediante una provocazione militare della marina ucraina in acque russe (Stretto di Kerch), che è terminata con il sequestro di una nave da parte dei russi e l’arresto dell’equipaggio.

Nel 2014 l’Ucraina è stata teatro di un colpo di stato, organizzato da USA e UE, che ha rimosso il governo filorusso per impiantarne uno che fosse ostaggio del deep state, nell’ambito del piano che mirava ad isolare la Russia sempre di più e a controllare le rotte energetiche.

Tramite la vicenda dello Stretto di Kerch, si voleva forzare la mano agli USA per spingerli ad azioni decise contro la Russia. La vicenda è sfumata in una bolla di sapone, con risposte americane che andavano solo sul piano mediatico e formale (come l’annullamento dell’incontro tra Trump e Putin previsto per il G20 di Buenos Aires).

Aggiornamento del 24 maggio 2019 – La premier britannica Theresa May ha annunciato le proprie dimissioni: l’evento sancisce il fallimento del tentativo della UE di neutralizzare la Brexit attraverso un accordo dettato dalle banche centrali. Nei giorni scorsi erano addirittura circolate voci di golpe nel Regno Unito (!) per rimuovere la May e giungere a una Brexit anche senza accordo, la cosiddetta hard Brexit, segno inequivocabile che dietro l’uscita dalla UE si muovono forze potenti, probabilmente le stesse che negli USA hanno portato Trump alla vittoria.

Aggiornamento del 21-06-2019 – Il viaggio di Trump in Gran Bretagna per le celebrazioni del 75° anniversario del D-Day è apparso come un trionfo politico. Il presidente americano ha appoggiato la Brexit in maniera molto più evidente e decisa rispetto a un anno fa, promettendo alla Gran Bretagna accordi economici “speciali”, e ha incontrato privatamente Nigel Farage.

(continua)

(Testo del 9 marzo 2019 con integrazioni successive)

[32] https://youtu.be/HH0AvaG3SqQ

[33] https://en.wikipedia.org/wiki/2017%E2%80%9319_Saudi_Arabian_purge

[34] Gli accordi sul clima hanno anche lo scopo di incrementare il depauperamento del popolo in favore della classe dominante, facendogli sobbarcare gli enormi costi della carbon tax o del ricambio del parco auto e di altre tecnologie, accelerato per via legislativa.

[35] Secondo una lettura realistica, gli umani sarebbero responsabili del 3% delle emissioni di CO2 del pianeta, il resto verrebbe emesso principalmente dai vulcani, la maggior parte dei quali sottomarini, e i mutamenti del clima sarebbero da ascriversi, in massima parte, al mutare dell’attività solare. https://www.youtube.com/watch?v=4_T1QNRtToc

[36] A questo riguardo, non passino inosservati gli arresti del CFO della Huawei, azienda molto probabilmente legata al deep state, in Canada lo scorso dicembre con l’accusa di aver violato le sanzioni USA all’Iran e di un manager, sempre della Huawei, in Polonia con l’accusa di spionaggio.

Aggiornamento del 21 maggio 2019 – Quanto detto sopra trova conferma nel recente, inusitato bando degli USA nei confronti della Huawei per questioni di sicurezza nazionale.

[37] Questo protocollo, postato ad agosto 2016 su un sito di sviluppatori di Bitcoin da qualcuno, mai più ricomparso, che si celava dietro lo pseudonimo di “Tom Elvis Jedusor”, rappresenta un passo in avanti molto importante nella tecnologia delle criptovalute perché ne migliora le proprietà monetarie, in quanto rende, se applicato in sede di programmazione, le singole unità di una stessa criptovaluta indistinguibili l’una dall’altra, garantendo nel contempo l’assoluta segretezza di transazioni, indirizzi e importi.

[38] Da un certo punto di vista, è indifferente che l’obiettivo di spezzare di attuali equilibri commerciali venga raggiunto attraverso un accordo che preveda l’abbattimento delle tariffe da tutte e due le parti o invece mediante il rialzo delle tariffe da parte degli USA, con reinvestimento dei proventi così ottenuti nell’acquisto di prodotti americani, come ipotizzato da Trump via Twitter l’11 maggio 2019.


NON CONSIDERATE QUELLO CHE AVETE LETTO COME VERO AL 100%, MA FATE LE VOSTRE RICERCHE E ARRIVATE ALLE VOSTRE CONCLUSIONI. SCAVATE IN CERCA DELLA VERITÀ. NON È PIÙ TEMPO DI ACCONTENTARSI DI "VERITÀ" PRECONFEZIONATE DA ALTRI.



VAI A: PARTE QUINTA


TORNA A: PARTE TERZA


GLI ALTRI POST DELLA SERIE:

ELENCO E LINK DEI POST