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Cominciamo dalla fine, cioè dall’accettare come fatto compiuto che Donald Trump sia asceso alla presidenza degli Stati Uniti come punta di diamante di una gigantesca operazione militare su scala internazionale... - LA PRESIDENZA TRUMP, Q E "IL GRANDE RISVEGLIO". UN'INTRODUZIONE ECONOMICO-POLITICA CONTRO LA CENSURA. PARTE PRIMA

KallyfugoFeb 1, 2020, 7:12:07 PM
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Per questa analisi, vista la sua particolare natura, dovremo necessariamente fare affidamento non soltanto su fatti accertati, ma anche su materiale proveniente da fonti ritenute affidabili o anche solo probabilmente affidabili. Siamo, per certi versi, in un territorio inesplorato per quanto riguarda la politica internazionale e dobbiamo aggirare l’imponente censura messa in atto dai mezzi di comunicazione ufficiali [1].

Cominciamo dalla fine, cioè dall’accettare come fatto compiuto che Donald Trump sia asceso alla presidenza degli Stati Uniti come punta di diamante di una gigantesca operazione militare su scala internazionale, preparata meticolosamente nel corso di diversi decenni. L’analisi dei fatti servirà anche a provare questo punto.

Un outsider alla Casa Bianca

Donald Trump ha raggiunto la presidenza degli USA attraverso la più incredibile delle vicende elettorali, nella quale egli, non un politico, ma un miliardario operante nel ramo delle costruzioni immobiliari, autore del libro best seller “The art of the deal” (L’arte della trattativa) e noto al grande pubblico come personaggio televisivo di reality show dalla connotazione un po' trash, ha, come primo passo, vinto le primarie repubblicane contro il suo stesso partito, i cui vertici lo hanno pesantemente osteggiato, sconfiggendo 16 avversari tutti più titolati di lui, tra i quali Jeb Bush, pupillo dell’omonima famiglia, i potenti senatori Ted Cruz (Texas) e Marco Rubio (Florida), e il governatore dell’Ohio John Kasich, suo acerrimo nemico politico. Nel frattempo, Hillary Clinton, il presidente designato da quella che avrebbe dovuto essere la parte più forte della classe dirigente americana, aveva vinto le primarie democratiche, scippandole al socialdemocratico Bernie Sanders, grazie non solo al meccanismo dei superdelegati, che mette buona parte delle possibilità di candidatura nelle mani dell’apparato del partito e quindi dei ‘donors’ (i grandi donatori, ossia le entità economiche che ci mettono i soldi, spesso nascondendosi dietro teste di legno - e parliamo solo dei finanziamenti ufficiali, perché quelli non ufficiali sono di gran lunga superiori), ma soprattutto a veri e propri brogli elettorali, scoperti e denunciati in forma anonima attraverso l’invio di numerosi documenti compromettenti a Wikileaks (la cui esistenza fa probabilmente parte dello stesso piano che ha portato Trump alla presidenza degli USA o, quanto meno, si è rivelata assai funzionale allo stesso), che li ha resi pubblici. Il Comitato Nazionale Democratico ha attribuito ufficialmente l’attacco hacker ai soliti russi, mentre con un’indagine interna ha identificato Seth Rich, un analista informatico che lavorava per il comitato ed era sostenitore di Bernie Sanders, come autore della spiata. Lo stesso Rich è stato ucciso il 10 luglio 2016 per ritorsione, dietro l’ordine di alti esponenti democratici, tra i quali John Podesta. Bernie Sanders è stato “risarcito” per la mancata candidatura con una proprietà immobiliare.

Inizialmente, il Partito Democratico ha cercato di favorire la vittoria di Trump alle primarie repubblicane, ritenendolo un avversario facile da battere, ma la minima influenza democratica sul voto repubblicano non può essere certo annoverata come causa fondante della riuscita di Trump.

Le elezioni presidenziali hanno visto realizzarsi un evento ritenuto ancora più improbabile. Hillary Clinton aveva dalla sua non solo tutto il proprio partito e parte dei vertici repubblicani, ma anche la totalità dei cosiddetti mainstream media (media a grande diffusione), la parte più ricca e potente della classe dirigente (Wall Street innanzi tutto, ma anche i giganti del tecnologico, le grandi aziende farmaceutiche, i media appunto, ecc.), un’organizzazione sul territorio che consentiva di sfruttare le falle del sistema elettorale americano, consentendo ai militanti di esprimere il voto in più seggi e, addirittura, in più Stati e, soprattutto, consentendo a milioni di immigrati clandestini di votare illegalmente [2], come da esplicito incoraggiamento del presidente Obama alla vigilia delle elezioni. Inoltre, è praticamente certo che le macchine per il voto elettronico (utilizzate in diversi Stati e fornite da una società di proprietà di George Soros, finanziere ungherese, che in gioventù ha collaborato con i nazisti aiutandoli nella confisca dei beni degli ebrei [3] e che è strettamente legato al Partito Democratico e alla Clinton) fossero programmate per cambiare automaticamente una parte dei voti da Trump a Clinton. In più, tutte le principali piattaforme internet e tutti i principali social media (Facebook, Twitter, Youtube, Reddit, Instagram, ecc.) mettevano in atto forme di censura sia esplicite che occulte (shadow banning) nei confronti dei sostenitori di Trump e degli esponenti repubblicani.

La vittoria elettorale di Trump in condizioni apparentemente proibitive è stata, come vedremo, il frutto di una pianificazione militare al più alto livello. Se ci sono stati brogli elettorali in suo favore, questi sono stati messi in atto in modo da essere irrilevabili, dato che le stesse inchieste promosse dai democratici all’indomani delle elezioni sono servite solo a mettere in luce irregolarità commesse dai democratici stessi e quindi immediatamente chiuse. Ridicolo, poi, pensare che la sbandierata influenza diretta dei russi sul processo elettorale americano possa avere un fondo di verità. Come vedremo, si tratta di una teoria della cospirazione architettata ad arte.

Il programma elettorale di Trump

Il vero programma di Trump, almeno nella prima fase, è esposto in grandi linee in questo video: LINK , girato prima delle elezioni (QUI il discorso tradotto in italiano).

Essenzialmente, esso verte sulla distruzione della borghesia finanziaria (diventata, se possibile, ancor più parassitaria dopo la crisi del 2008 che, a detta dello stesso Soros, ha rappresentato la fine della finanza vera e propria; in effetti, il meccanismo della finanza, da allora, è stato sostenuto dall’esasperata monetizzazione da parte delle banche centrali) e della rete delle banche centrali, insieme alla macchina politica e propagandistica ad essa legata. Un compito titanico, quasi irrealistico, che però, ad oggi, trova riscontro nei fatti.

Tale programma necessita di un’attuazione su base internazionale (con un’alleanza non dichiarata, per chiari motivi di opportunità, ma ‘di fatto’ con Russia, Cina e altre nazioni) e deve essere necessariamente accompagnato da misure di sostegno alla popolazione (in parte già realizzate o in via di realizzazione) per conservarne e rafforzarne il supporto.

Il piano riecheggia, tra le varie cose e tra le righe, la volontà del non-a-caso-assassinato presidente Kennedy di smantellare (o neutralizzare, in questo caso) la CIA e distruggere le potenti società segrete nelle quali spesso i vertici della borghesia finanziaria si organizzano per esercitare e rafforzare il proprio potere (come la vecchia e potentissima Skull and Bones [Teschio e Ossa], con base nell’università di Yale, che ha tra i suoi membri l’ex presidente George W. Bush e l’ex segretario di stato John Kerry [4]).

La borghesia finanziaria e il deep state

Gli attuali, elevatissimi livelli di concentrazione capitalistica, specie nel settore del credito, fanno sì che un esiguo numero di famiglie sia in grado controllare una fetta consistente dell’economia mondiale. Questa “élite” finanziaria [per capitale finanziario vale la definizione di “compenetrazione tra capitale bancario e capitale industriale”], spesso chiamata dai nemici “Cabala”, ha raggiunto un tale potere da cullare sogni superimperialistici, che si estrinsecano nella dottrina del Nuovo Ordine Mondiale (New World Order, NWO) e nella creazione di istituzioni sovranazionali che prevalgano, sulla base del diritto internazionale, sulle istituzioni nazionali. Parliamo quindi non solo della solita ONU (il recente Global Compact sull’immigrazione è un tentativo di imporre, a livello mondiale, una normativa cara all’élite finanziaria per ovvi motivi legati, direttamente e indirettamente, al profitto) e dei vari carrozzoni ad essa collegati, ma anche dell’Unione Europea, del FMI e di tutte le istituzioni bancarie sovranazionali (Banca Mondiale, Bank of International Settlements, ecc.), delle conferenze sul clima con i vari accordi e protocolli (anche questi creati allo scopo di ingrassare le élite finanziarie), del WTO e dei vari accordi commerciali regolati a livello sovranazionale (ad esempio il NAFTA, appena rinegoziato e talmente snaturato da Trump da essere stato praticamente sostituito da accordi bilaterali, e i vari TPP e TTIP, strangolati dallo stesso nella culla). Questa élite finanziaria, che esercita il controllo economico sulla maggior parte delle banche centrali del mondo, soprattutto attraverso la famiglia Rothschild (la FED, ad esempio, è una fondazione privata controllata, oltre che dai Rothschild, anche dai Rockefeller e dai Morgan, è posta su un terreno di sua proprietà ed è immune dalle leggi USA), nei decenni ha creato, come è ovvio, quasi in ogni Stato del globo, una rete di funzionari, giornalisti e politici ad essa fedeli, una sorta di “stato nello stato” a cui spesso ci si riferisce usando il termine “deep state” (stato profondo). La frase attribuita a Nathan Rothschild, ma probabilmente apocrifa “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non devo più preoccuparmi di chi fa le leggi” rende perfettamente l’idea.

Gli attuali eventi mondiali possono forse essere visti come una titanica lotta tra la borghesia finanziaria con base sovranazionale (globalista) e la borghesia con base nazionale (sovranista) anche se, ad essere sinceri, da questo punto di vista la matematica spesso non torna, nel senso che, facendo il semplice computo delle forze economiche in campo, la differenza tra globalisti e sovranisti è enorme a vantaggio dei primi, quindi devono necessariamente esistere altri fattori in gioco, al momento non visibili (considerando il dato, storicamente incontrovertibile, che i militari non si muovono mai in maniera slegata dal contesto, ma si schierano con una delle due parti in lotta, o con entrambe quando l’esercito si spacca; anche nel caso dei "golpe militari", la spinta principale viene da settori economici preponderanti). La lettura degli eventi indica che i sovranisti sono talmente forti rispetto alla controparte che riescono a mettere in atto il loro piano nei tempi che essi stessi hanno stabilito, minimizzando le conseguenze sociali e l’uso della forza. Per fare un paragone, è come quando, in una competizione sportiva, uno dei contendenti fa dell'avversario ciò che vuole, prevedendo e neutralizzando facilmente tutti i suoi tentativi per prevalere.


ELENCO DELLE BANCHE CENTRALI CONTROLLATE O POSSEDUTE DAI ROTHSCHILD SECONDO Q (Q#135, Q#136, Q#137, Q#138) [5]

ROTHSCHILD OWNED & CONTROLLED BANKS:

Afghanistan: Bank of Afghanistan

Albania: Bank of Albania

Algeria: Bank of Algeria

Argentina: Central Bank of Argentina

Armenia: Central Bank of Armenia

Aruba: Central Bank of Aruba

Australia: Reserve Bank of Australia

Austria: Austrian National Bank

Azerbaijan: Central Bank of Azerbaijan Republic

Bahamas: Central Bank of The Bahamas

Bahrain: Central Bank of Bahrain

Bangladesh: Bangladesh Bank

Barbados: Central Bank of Barbados

Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

Belgium: National Bank of Belgium

Belize: Central Bank of Belize

Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

Bermuda: Bermuda Monetary Authority

Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

Bolivia: Central Bank of Bolivia

Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

Botswana: Bank of Botswana

Brazil: Central Bank of Brazil

Bulgaria: Bulgarian National Bank

Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

Burundi: Bank of the Republic of Burundi

Cambodia: National Bank of Cambodia

Came Roon: Bank of Central African States

Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

Central African Republic: Bank of Central African States

Chad: Bank of Central African States

Chile: Central Bank of Chile

China: The People’s Bank of China

Colombia: Bank of the Republic

Comoros: Central Bank of Comoros

Congo: Bank of Central African States

Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

Côte d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

Croatia: Croatian National Bank

Cuba: Central Bank of Cuba

Cyprus: Central Bank of Cyprus

Czech Republic: Czech National Bank

Denmark: National Bank of Denmark

Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

Ecuador: Central Bank of Ecuador

Egypt: Central Bank of Egypt

El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

Equatorial Guinea: Bank of Central African States

Estonia: Bank of Estonia

Ethiopia: National Bank of Ethiopia

European Union: European Central Bank

Fiji: Reserve Bank of Fiji

Finland: Bank of Finland

France: Bank of France

Gabon: Bank of Central African States

The Gambia: Central Bank of The Gambia

Georgia: National Bank of Georgia

Germany: Deutsche Bundesbank

Ghana: Bank of Ghana

Greece: Bank of Greece

Guatemala: Bank of Guatemala

Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

Guyana: Bank of Guyana

Haiti: Central Bank of Haiti

Honduras: Central Bank of Honduras

Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

Hungary: Magyar Nemzeti Bank

Iceland: Central Bank of Iceland

India: Reserve Bank of India

Indonesia: Bank Indonesia

Iran: The Central Bank of the Islamic Republic of Iran

Iraq: Central Bank of Iraq

Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

Israel: Bank of Israel

Italy: Bank of Italy

Jamaica: Bank of Jamaica

Japan: Bank of Japan

Jordan: Central Bank of Jordan

Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

Kenya: Central Bank of Kenya

Korea: Bank of Korea

Kuwait: Central Bank of Kuwait

Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

Latvia: Bank of Latvia

Lebanon: Central Bank of Lebanon

Lesotho: Central Bank of Lesotho

Libya: Central Bank of Libya (Their most recent conquest)

Uruguay: Central Bank of Uruguay

Lithuania: Bank of Lithuania

Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

Macao: Monetary Authority of Macao

Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

Madagascar: Central Bank of Madagascar

Malawi: Reserve Bank of Malawi

Malaysia: Central Bank of Malaysia

Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

Malta: Central Bank of Malta

Mauritius: Bank of Mauritius

Mexico: Bank of Mexico

Moldova: National Bank of Moldova

Mongolia: Bank of Mongolia

Montenegro: Central Bank of Montenegro

Morocco: Bank of Morocco

Mozambique: Bank of Mozambique

Namibia: Bank of Namibia

Nepal: Central Bank of Nepal

Netherlands: Netherlands Bank

Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

Nigeria: Central Bank of Nigeria

Norway: Central Bank of Norway

Oman: Central Bank of Oman

Pakistan: State Bank of Pakistan

Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

Paraguay: Central Bank of Paraguay

Peru: Central Reserve Bank of Peru

Philip Pines: Bangko Sentral ng Pilipinas

Poland: National Bank of Poland

Portugal: Bank of Portugal

Qatar: Qatar Central Bank

Romania: National Bank of Romania

Russia: Central Bank of Russia

Rwanda: National Bank of Rwanda

San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

Samoa: Central Bank of Samoa

Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

Serbia: National Bank of Serbia

Seychelles: Central Bank of Seychelles

Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

Singapore: Monetary Authority of Singapore

Slovakia: National Bank of Slovakia

Slovenia: Bank of Slovenia

Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

South Africa: South African Reserve Bank

Spain: Bank of Spain

Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

Sudan: Bank of Sudan

Surinam: Central Bank of Suriname

Swaziland: The Central Bank of Swaziland

Sweden: Sveriges Riksbank

Switzerland: Swiss National Bank

Tajikistan: National Bank of Tajikistan

Tanzania: Bank of Tanzania

Thailand: Bank of Thailand

Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

Tonga: National Reserve Bank of Tonga

Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

Tunisia: Central Bank of Tunisia

Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

Uganda: Bank of Uganda

Ukraine: National Bank of Ukraine

United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

United Kingdom: Bank of England

United States: Federal Reserve, Federal Reserve Bank of New York

Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

Venezuela: Central Bank of Venezuela

Vietnam: The State Bank of Vietnam

Yemen: Central Bank of Yemen

Zambia: Bank of Zambia

Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe

The FED and the IRS

Vale la pena notare come la lotta per instituire una banca centrale negli USA sia sempre stata molto aspra: nella dottrina dei padri fondatori (soprattutto di Thomas Jefferson), l’idea era quella di ridurre il governo alle minime dimensioni possibili: l’autentico laissez-faire di stampo mercantilista, ancora ben radicato nella cultura dell’America profonda. Nella loro storia, gli USA hanno avuto tre banche centrali, le prime due negli anni 1791-1812 e 1816-1836. Quando l’attuale FED fu istituita il 24 dicembre del 1913, l’allora presidente Wilson ebbe a dire al riguardo: “Sono un uomo profondamente infelice. Ho inconsapevolmente rovinato il mio paese. Una grande nazione industriale è controllata dal suo sistema di credito”. Ovviamente, non si tratta altro che della naturale evoluzione del sistema capitalistico nella fase del suo estremo sviluppo. Durante la Grande Depressione, nel periodo del New Deal, la borghesia finanziaria americana era talmente (e immotivatamente) spaventata dal fatto che il presidente Roosevelt potesse usare le prerogative della FED per stampare denaro e veicolarlo alla popolazione in difficoltà, alterando, attraverso la distribuzione della massa monetaria, la distribuzione della ricchezza tra le classi in favore del popolo, che tentò di organizzare un colpo di stato, il cosiddetto Business Plot del 1934.

Un aspetto molto importante in questa lotta tra fazioni della classe dirigente lo rivestono certe ideologie religiose, che servono a giustificare le perversioni sessuali spesso collegate all’esercizio del potere: pare che buona parte delle élite finanziarie siano legate e/o leghino le loro pedine nelle grandi aziende, nelle grandi banche, nello stato, nella politica e nello spettacolo mediante riti sessuali che prevedono pratiche indicibili su adulti e fanciulli, pratiche che scimmiotterebbero antichi riti mediorientali. Note sono, ad esempio, le frequentazioni dei coniugi Clinton con il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, i loro viaggi sul suo aereo Lolita Express [sic] fino alla sua isola personale dove esiste un tempietto (ben documentato da foto) nel quale si consumerebbero gli stupri dei minori. Nota è anche l’inchiesta del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD) sul materiale trovato nel laptop del pedofilo, al momento in galera, Anthony Weiner, ex rappresentante democratico alla House of Congress ed ex marito di Huma Abedin, stretta collaboratrice di Hillary Clinton, che documenterebbe diversi orribili crimini commessi dalla Clinton su minori [6] [7], . Noto è anche il caso Pizzagate (che ha visto coinvolto il potente John Podesta - Skippy per i suoi amici pedofili, Podesta da Molesta o Pedosta per i detrattori - capo della campagna presidenziale della Clinton), controverso e insabbiato, ma indubbiamente legato ad eventi reali, alla luce dei documenti emersi grazie a Wikileaks e mai smentiti. Questi ed altri fatti, veri o falsi che siano (presumibilmente veri, almeno come visione generale), rappresentano un fortissimo collante per il nocciolo duro dei sostenitori di Trump nella lotta contro il deep state.

(continua)

(Testo del 9 marzo 2019)

[1] Da questo punto di vista, le informazioni provenienti da tutti le principali TV, dai principali giornali mondiali e da siti come piattaforme di informazione e Wikipedia sono da ritenersi inaffidabili, tranne rare eccezioni.

[2] Il Partito Democratico ha negli anni perfezionato il controllo del voto delle minoranze etniche, compresi gli immigrati clandestini, grazie al sapiente usa degli ammortizzatori sociali, che per i democratici sono un cavallo di battaglia.

[3] https://www.geopolitica.ru/en/news/george-soros-helps-nazis-during-holocaust

[4] https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Skull_and_Bones_members

[5] https://archive.4plebs.org/pol/thread/149061733/#149063400

[6] https://www.opdeepstate.com/2018/02/07/nypd-source-weiner-laptop-has-enough-evidence-to-put-hillary-away-for-life/

[7] Per dare un’idea del livello di malattia mentale, basti pensare che, in uno scambio di email del 25 novembre 2009 con il suo collaboratore Matt Torrey, l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton, riferendosi tra le righe a pratiche pedofile, definiva l’Arabia Saudita il “Paese delle Meraviglie”, lei stessa era Alice e Torrey il Cappellaio Matto (fonte: Wikileaks).



NON CONSIDERATE QUELLO CHE AVETE LETTO COME VERO AL 100%, MA FATE LE VOSTRE RICERCHE E ARRIVATE ALLE VOSTRE CONCLUSIONI. SCAVATE IN CERCA DELLA VERITÀ. NON È PIÙ TEMPO DI ACCONTENTARSI DI "VERITÀ" PRECONFEZIONATE DA ALTRI.



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